Il Crocifisso di Marco, di Matteo, di Luca e di Giovanni, la rappresentazione artistica del Crocifisso: dalla Croce gloriosa, al Trionfante, al Paziente e la cura/valorizzazione di un Crocifisso medievale.
intervento di Don Antonio Scattolini e la Dottoressa Cristina Falsarella. Incontro moderato da Carlo Vallati.
dalla Croce gloriosa, al Trionfante, al Paziente e la cura/valorizzazione di un Crocifisso medievale
Nel 1236 frate Elia, il primo generale dell’ordine francescano, commissionò a Giunta Pisano una grande croce dipinta per la basilica superiore di Assisi. Andata distrutta nel XVII secolo, quella croce segna uno spartiacque nella storia dell’arte occidentale perché per la prima volta compare in terra latina l’iconografia del Christus patiens, ossia l’immagine di Gesù sofferente. Particolarmente diffusa presso la Chiesa greca, Elia doveva averne fatto esperienza decisiva durante il suo soggiorno in Terra Santa, tra il 1217 e il 1230. La nuova spiritualità fondata da Francesco, così attenta al valore fisico – trionfo nella kénosis dell’Incarnazione divina – della passione di Cristo trovava la sua immagine di riferimento nella secolare tradizione bizantina. Quell’arco disegnato dal corpo di Cristo sopra la croce, rimeditato e affinato poi da Cimabue, avrebbe costruito il ponte tra il Christus triumphans, fino ad allora imperante, e la verità del corpo – la testa reclinata e le spalle cadenti – ritratto da Giotto nella croce monumentale della (domenicana) chiesa di Santa Maria Novella a Firenze negli anni 90 del Duecento.
La forza drammatica della croce di Giunta, posta in opera nel 1240 nella chiesa madre del francescanesimo, avrebbe costituito presto, anche se tra comprensibili resistenze, il modello di riferimento per l’Italia centrale, grazie soprattutto al fervore edilizio dell’ordine minorita. Ma quella croce conteneva anche un’altra invenzione iconografica. Frate Elia aveva chiesto all’artista di essere dipinto ai piedi del Cristo morto, inginocchiato sul suppedaneo. Da quell’immagine poco più di 30 anni dopo, nel 1272 un pittore straordinario e ancora anonimo, chiamato con il nome di Maestro di San Francesco, avrebbe inaugurato un nuovo filone di immagini: al posto di Elia (la cui presenza era giustificata in quanto committente) ai piedi di Cristo troviamo Francesco. La sua comparsa apre un nuovo mondo di sensi e di significati.
Don Antonio Scattolini, presbitero della diocesi di Verona, è docente alla Facoltà Teologica del Triveneto e in altre diverse Facoltà d’Italia, fondatore con Ester Brunet di Art-Theò, realtà nata per studiare e praticare le possibili valorizzazioni del patrimonio artistico in ambito pastorale.
Cristina Falsarella, direttrice dell’Ufficio diocesano per l’Arte sacra e per i Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Vittorio Veneto.
Incontro moderato da Carlo Vallati
Prezzo: Ingresso libero
Quando: 16 Ott 2026, 17:30
Dove: Aula Magna del Vescovado Nuovo (piano terra) - Via Amedeo Rossi 28, Cuneo
Di seguito sono riportati gli altri incontri